IL CAMPANILE, LA FONTANA E IL PORTALETTERE
Luca De Biase

Per un giornalista parlare di media nella società dell'informazione è un po' come muoversi in un labirinto di specchi.

Nella società dell'informazione le dinamiche della società e quelle dell'informazione tendono infatti a convergere e a confondersi così come quelle dei media con quelle dell'informazione. A ciò si aggiunge il "mestiere" di giornalista, un ruolo dentro i media, che a me fa pensare che ogni cosa che tocco rimanda a mille altre. E’ come essere di fronte ad una serie di pagine web, piene di link, ed essere consapevoli che il discorso può prendere mille strade diverse.

Ma poichè una bisogna pure imboccarla io lo faccio dicendo che i media presentano aspetti di forte continuità ed altri di forte discontinuità.

La grandissima continuità sta nelle funzioni. Se pensiamo all'evoluzione dei media nel contesto della società agricola, nel contesto della società industriale ed in quello in cui viviamo ci rendiamo conto che in fondo esse possono essere richiamate dai tre media fondamentali della società agricola: il campanile, la fontana e il portalettere.

Il campanile è il broadcasting, una centrale che possiede l'informazione e l'invia a tutti in maniera estremamente fruibile, molto facile da riconoscere, e dando le notizie utili in tempo reale: sta per cominciare la messa, stanno per arrivare i saraceni e altre cose di questo tipo. La fontana è il medium dei piccoli gruppi: le ragazze si trovano alla fontana a prendere l'acqua e cominciano a darsi le notizie sul loro gruppo. Esempi di luoghi e di piccoli gruppi così se ne possono fare tanti, la fontana è solo uno di essi. Il portalettere invece fa più o meno, nella società agricola, quello che fa adesso, magari un po' più efficientemente.

Le tre funzioni sono dunque queste. Broadcasting: da una centrale a tutti, in modo semplice. Fontana: luogo di comunicazione all'interno di gruppi chiusi. Portalettere: comunicazione efficiente a due o a più persone, ma essenzialmente legata alla comunicazione tra poche persone.

Il campanile, che poi diventa la radio, e poi ancora la televisione, presenta una fortissima barriera all'entrata. Sono molto pochi coloro che possono organizzare un campanile così come fondamentalmente sono pochissimi coloro che riescono a organizzare proprie reti televisive effettivamente competitive sul mercato. La fontana invece non è dotata di particolari barriere all'entrata. La barriera è piuttosto rappresentata dalla dinamica culturale che definisce il gruppo che si ritrova alla fontana, alla macchinetta del caffè, sul posto di lavoro, in piazza. Il portalettere ha una funzione estremamente semplice, leggibile, posto che si sappia scrivere e leggere. Qui la barriera, la difficoltà, il fatto organizzativo che determina qualche cosa di importante è l'organizzazione dei portalettere, che poi diventa l'organizzazione del telefono, del fax, e via dicendo.

L'organizzazione che costruisce l'infrastruttura è importante dal punto di vista dei media. Quando ad esempio essa sceglie di fare una strada che conduce da un paese a un altro, lasciandone fuori un terzo, dà automaticamente importanza ai messaggi che passano tra i paesi collegati, mentre riduce l'importanza di quelli che possono nascere ed essere ricevuti nel terzo paese non collegato. Le funzioni sono dunque ancora quelle. Ciò che effettivamente cambia molto sono le tecnologie e i contesti sociali.

Si è soliti ricordare che Silvio Berlusconi, all'inizio degli anni Ottanta, disse una frase del tipo: "oggi non è tanto importante ricercare la ricchezza o il potere, ma la popolarità, perché da essa discendono la ricchezza e il potere". Non so se lo abbia detto o no, o se semplicemente gli è stata attribuita, però è sicuramente una frase che fa pensare.

Proviamo adesso a domandarci cos’è per noi questa società dell’informazione. Ci sono due elementi definitori molto importanti: la materia prima fondamentale nell'economia della società dell'informazione è l'informazione e quindi tutte le strutture che la trattano, la producono e la trasportano; nella società dell'informazione c'è una certa coincidenza tra le strutture del potere e le strutture del potere dell'informazione. Posto che adesso stiamo vivendo nella società dell'informazione e che si possa immaginare che entro cinque anni saremo nella società dell'informazione digitale, ci potremmo chiedere se questo passaggio può determinare dei cambiamenti nella struttura di potere, e quindi nelle scelte, e magari nelle responsabilità.

Come dice Salvatore Veca, potremmo chiederci se per la nostra società tale passaggio possa considerarsi un progresso. Per dire cosa può significare il passaggio dalla società della comunicazione alla società della comunicazione digitale, dobbiamo vedere in che cosa cambiano i media passando dalla forma analogica a quella digitale. Forse è utile a questo punto sottolineare che ci sono sempre tre dimensioni nei media. C'è la dimensione del trasporto dell'informazione, la dimensione degli strumenti tecnici di produzione e di ricezione e la dimensione della creazione dei contenuti e dalla capacità di comprensione dei contenuti.

Cosa sta avvenendo? Nell'ambito degli strumenti tecnici, c'è stata negli anni ottanta una evoluzione dirompente. I computers hanno preso il possesso fondamentale della produzione e del trattamento dell'informazione. Tutta l'informazione, dai giornali che abbiamo in mano alla televisione e a tutti gli altri media tradizionali, è comunque prodotta dai computers, i quali fanno in modo che sia fondamentalmente lo stesso genere di oggetto una fotografia, una parola, un immagine in movimento, un suono. Sono sempre bit, trattati da programmi diversi, che fanno in modo che si esprimano, siano visibili e recepibili sotto le diverse forme a cui siamo abituati.

Gli strumenti tecnici, e in particolare i computers, evolvono a una velocità molto grande. La capacità di elaborazione dei computers aumenta infatti da decenni del doppio ogni diciotto mesi, e tutto questo non accenna a rallentare. Nelle lunghe interviste che ho fatto al presidente dell'Intel, la società che produce l'ottanta per cento dei microprocessori dei computers, e ad altri esperti, emerge che nella peggiore delle ipotesi questo rallentamento arriverà tra sei anni. Dati i meccanismi di produzione attuale, avremo per sei anni questo genere di evoluzione e quindi il computer che sta dentro il meccanismo di produzione dell'informazione, di trattamento, di elaborazione crescerà a questa velocità ancora per almeno sei anni.

Già oggi un settimanale come Panorama è prodotto tutto su computers, dei piccoli Macintosh. Tutto il materiale che abbiamo, foto o parole che siano, è dentro i nostri computers in rete, e solo all'ultimo momento diventa atomi, come dice Negroponte, carta. Se lo volesse la Mondadori, Panorama sarebbe ovviamente totalmente fruibile anche attraverso i computer.

Uno stesso processo è in atto nella televisione. Naturalmente tutti utilizzano la telecamera, che di solito è ancora analogica, però le riprese vengono successivamente scaricate su computers. Alla Fininvest hanno appena comprato tre PC da 120 milioni l'uno, ci mettono dentro tutte le immagini e i suoni e il mixaggio avviene esattamente come avviene la costruzione di un testo su un calcolatore, con taglia e incolla di tutti i pezzi di informazione. Da tutto questo possiamo trarre una prima conclusione: nella produzione l'era digitale è già una realtà.

La novità che ha favorito l'esplodere dell’attenzione attorno ai nuovi media digitali sta nel fatto che anche nel trasporto si è diffusa questa forte dinamica innovativa. Per dirla in breve nelle telecomunicazioni si è affermato il modo di produrre e di trattare le informazioni tipico dell'elettronica, con una dinamica dell'innovazione anche lì molto veloce. In questo momento la capacità di trasmissione delle telecomunicazioni è addirittura più veloce di quella dei computers. Cioè cresce e raddoppia in un tempo inferiore ai diciotto mesi. Questo di fatto ha creato una piattaforma nuova per l'informazione. (La piattaforma è l'insieme di quei meccanismi per la produzione, il trasporto e la ricezione dell’informazione tipo l'Internet o il satellite digitale).

Di internet parlo fra un attimo. Del satellite digitale parlo subito perché è ancora più facilmente definibile nel ragionamento che sto cercando di proporvi. Il satellite è stato lanciato il 19 novembre e si chiama Hot Bird II. Contiene una serie di aggeggi che si chiamano transponder e che rimanderanno sulla terra i segnali mandati da terra. Ogni pezzo del satellite viene affittato da organizzazioni che una volta erano editori, broadcaster di televisione e che adesso sono effettivamente un misto di telecomunicatori ed editori di broadcaster. In particolare Telepiù ha preso una grossa fetta di questi transponder, perché si propone di vendere questo nuovo genere di televisione che si chiamerà paper view.

Sono le nuove forme di fruizione della televisione per cui con un unico abbonamento si possono avere cinquanta e nell'arco di un anno e mezzo cento canali. Questa quantità di canali verrà ricevuta da una macchina che dovremo comprare, collegata a una antenna satellitare che ci metterà in condizione di ricevere e scegliere all'interno di cento canali. È interessante il fatto che siano cento e che siano cento perché sono digitali, perché se fossero analogici non sarebbe possibile tutta questa quantità di informazione. È interessante perché nella quantità di canali l'editore delle emissioni ha una occasione, quella di proporre contenuti per pubblici molto specialistici. Dato che ci sono tantissimi canali, la produzione che le tv satellitari digitali si propongono di fare è una produzione che, assieme ad un po' di informazioni generali, si segmenta in piccole nicchie di interessi.

Internet ha più o meno le stesse caratteristiche. In particolare dal punto di vista dell'utente moltiplica la possibilità di scelta non per cento ma per milioni. Ci sono due milioni e mezzo di computer che contengono una quantità notevole di programmi, ai quali si può accedere attraverso Internet, che hanno una volontà commerciale, che vogliono cioè proporsi come aziende di produzione di contenuti mediatici; assieme a questi ci sono moltissimi altri computer collegati che hanno altre funzioni.

Quello che è interessante dell'Internet è che sulla stessa piattaforma sono presenti tutte e tre le funzioni di cui parlavamo prima: il campanile, la fontana e il porta lettere. Il broadcasting viene fatto attraverso dei programmi che inviano lo stesso genere di informazioni a tutti gli abbonati. La fontana è rappresentata da questi luoghi che si chiamano news group dove uno accede perché ha un interesse particolare, è interessato a un argomento, appartiene a un gruppo etnico, a un gruppo linguistico in particolare. Il portalettere è proprio la posta elettronica, la cosa più importante di Internet, quella che viene usata più regolarmente dalla maggior parte dei suoi trenta milioni di abbonati.

In effetti sappiamo che in questo momento il numero di messaggi in posta elettronica negli Stati Uniti ha superato il numero dei messaggi di carta ed anche se non vuol dire niente dal punto di vista pratico rappresenta dal punto di vista simbolico una pietra miliare. Abbiamo dunque un'unica piattaforma digitale, quindi trasporto e trattamento delle informazioni, che fa tutte e tre le funzioni dei media di cui abbiamo parlato prima.

La tecnologia in questo caso che cosa determina? Determina la fusione di tutta la parte organizzativo produttiva dei media in un unico meccanismo e possiamo a questo punto scegliere che genere di funzione del medium vogliamo utilizzare in un determinato momento. Nella fase precedente invece la televisione era solo broadcasting, il portalettere solo un portalettere e il telefono fondamentalmente uno strumento per parlare fra due persone. La fontana o la macchinetta del caffè non è che avessero degli eredi particolarmente interessanti ed anzi si può dire che nella società dell'informazione predigitale quella più penalizzata era proprio la funzione del luogo di aggregazione, dei gruppi di interesse più piccoli.

Sul piano degli sviluppi sociali la cosa più rilevante da dire è che sia nel caso della televisione digitale, con i suoi cento canali, le nicchie, i pubblici specializzati, sia, ancor più evidentemente, con Internet, abbiamo dei mezzi che tecnologicamente consentono il ritorno in auge di una delle funzioni dei media che venivano molto penalizzate nel precedente sistema e cioè quello del luogo d'incontro dei piccoli gruppi, delle nicchie di interesse, dei gruppi etnici, dei gruppi linguistici, dei gruppi di condivisione di qualche cosa che poi sono anche i luoghi dove si costruisce l'identità, dove ci si riconosce.

La seconda conclusione può essere quindi la seguente: sono aumentate le possibilità di scelta di chi vuole, attraverso i media, ritrovare una identità, intentendo in questo caso l'identità come il bisogno di avere un linguaggio comune con le persone che hanno interessi in comune.

Ovviamente tutto questo non produce solo effetti positivi. La tecnologia di fatto non determina niente da sola. La terza dimensione dei media, che poi è in fondo quella più importante, quella dei contenuti, non dipende dalla tecnologia. La tecnologia è solo una opportunità, e qui direi che c'è il punto chiave della vicenda. Possiamo stendere le fibre ottiche in parte d’Italia, se non c'è niente di interessante dentro la gente non le userà. Il punto è allora: come vengono prodotti i contenuti?

Nella "vecchia" società dell'informazione c'era una forte concentrazione della produzione dei contenuti per cui solo grandissimi editori, grandissimi broadcaster, controllavano la produzione della maggior parte delle cose. Se è vero che i nuovi media avranno uno sviluppo, le opportunità che danno le danno soprattutto ai piccoli, a quelli che nascono con un idea di contenuto da realizzare e con una probabilità di ottenerne un ricavo, economico, sociale o politico che sia.

Austro e Aquilone in questo senso è un esempio, piccolo ma significativo. E' una rivista che ha una direzione a Milano, la redazione e soprattutto i grandi animatori dell'associazione a Napoli, collaboratori in tutta Italia. Soprattutto non ha una lira e quindi fondamentalmente non sarebbe stato possibile farla senza la posta elettronica che è un sistema di bassissimo costo che determina bassissime barriere all'entrata per la produzione per lo meno dei contenuti.

E questo è vero per moltissime altre iniziative, adesso non voglio farne un elenco, però nascono gruppi di giornalisti indipendenti, freelances che vogliono avere un rapporto diretto con i lettori senza la mediazione dei direttori e dei grandi editori e questo in Italia è il caso di Reporter On Line del quale tra l'altro faccio parte. Esistono singoli designer sconosciuti che hanno raggiunto una notorietà mondiale facendo vedere di che cosa sono capaci con i loro siti su Internet. Esistono tutta una serie di casi nei quali a partire dai contenuti piccoli innovatori sono riusciti a raggiungere risultati importanti.

Terza conclusione: la nuova tecnologia è essenzialmente un mondo di opportunità nuove soltanto per chi le sa cogliere. Qui si pone la decisiva questione dell'inclusione e dell'esclusione di cui parla Salvatore Veca. Ancora una volta direi che non c'è particolarmente niente di nuovo, nel senso che anche il portalettere fondamentalmente serviva solo a chi sapeva leggere e scrivere. I meccanismi di inclusione e di esclusione non dipendono a mio avviso dalla tecnologia.

La tecnologia ha due fortissime dinamiche innovative. La prima è quella del punto più avanzato dell'innovazione, che è comprensibile esclusivamente dalla parte più esoterica dell'Internet, in questo momento più o meno un milione di persone nel mondo. La stessa tecnologia però, per rendersi economicamente valida, tende a semplificarsi per aumentare il proprio mercato. Molto presto ci saranno televisioni che navigheranno su Internet col telecomando in modo molto simile a quello che facciamo con la televisione attuale ed assisteremo al crollo dei prezzi per quanto riguarda l'hardware e le macchine che servono per accedere a Internet. Ovviamente non avremo una esplosione delle persone che sono interessate a questo medium fino a quando i contenuti non saranno veramente popolari o caratterizzati da elementi di interesse generalizzato.

I meccanismi di esclusione ed inclusione riguarderanno dunque quelli che capiscono Internet o che comunque che ne capiscono gli sviluppi più avanzati e quelli che lo usano senza capirlo. Nella seconda fascia c'è ovviamente una maggiore difficoltà a cogliere l'opportunità creata dai nuovi media, però possiamo dire che un grosso editore ed un singolo sono molto più alla pari di quanto non fossero nel precedente scenario tecnologico. Nell'ambito degli inclusi c'è dunque un cambiamento di scenario abbastanza interessante da segnalare.

Un'altra forma di inclusione importante è appunto quella delle nicchie. E' vero. La televisione è fruibile dal novantasette percento degli italiani senza nessuna competenza tecnologica e Internet in questo momento è fruibile da quattrocentomila persone con atteggiamenti tra l'altro tra loro molto diversi: in questo dato c'è già un significativo rapporto di inclusione e di esclusione. E' altrettanto vero però che moltissime persone che non si riconoscevano nei contenuti della televisione generalista, che era tale perchè doveva essere tutta uguale per tutti, e quindi tendenzialmente distruggeva le nicchie di interessi diversi, trovano e ancor più troveranno in questo nuovo media un proprio spazio. Questa mi sembra una forma di inclusione molto importante in una società che tende ad essere multietnica, multilinguista o comunque più tollerante per le diversità.

L'ultima cosa che mi resta da dire è che per quanto, dal punto di vista dei contenuti, gli effetti siano abbastanza libertari, c'è un elemento di potere che rimane abbastanza intonso, senza interventi di pubblica opinione significativi, ed è quello del trasporto, dato che effettivamente a questo livello la scelta di chi fa le strutture di trasporto ha sempre più o meno lo stesso valore che aveva prima.

Se il telecomunicatore decide di portarci da un paese A ad un paese B e di escludere il paese C, il paese C è escluso, ed è difficile che si possa da solo rimettere in corsa. A questo problema tenta di rispondere indubbiamente una legislazione europea che va nella direzione della liberalizzazione e dell'aumento della concorrenza e quindi in un certo senso anche dello stimolo alle innovazioni per tutti i telecomunicatori. E bisogna riconoscere che per quanto riguarda l'Italia anche la Telecom si sta muovendo in questa direzione. Non c'è dubbio però che, saranno due, tre o cinque, i trasportatori dell'informazione saranno sempre pochi.

Da qui la quinta e ultima conclusione: c'è un problema di dominio pubblico sulle scelte significative per rendere possibile l'accesso diffuso di queste nuove tecnologie in maniera che i loro effetti principali possano essere fruibili dalla maggior parte delle persone. E' il problema scuole, il problema servizi dei comuni, il problema dei luoghi pubblici che bisogna pensare di connettere anche se il mercato non li connetterebbe da solo. Lo scopo? Non certo assistere. Ma aiutare la crescita di tutto il Paese.

informare vuol dire