| FALSO | ![]() Salvatore Casillo |
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La falsificazione
In termini generali la falsificazione può essere definita come l'assunzione, da parte di un soggetto, o il conferimento da questi, ad un oggetto, di una identità o di un modo di essere diversi da quelli posseduti, ovvero propri di altri soggetti o oggetti. La finalità di questa assunzione e di questo conferimento di identità consiste nel tentativo, per colui che li pone in essere, di conseguire un vantaggio rispetto ad altri, o, anche, in quello di creare uno svantaggio - in alcuni casi - a chi è usurpato della propria identità - in altri - a chi, non avendosi modo di rendersi conto dell'usurpazione, orienta il suo agire sulla base di una rappresentazione fondata sulla certezza dell'autenticità dell'identità che viene offerta alla sua percezione. La falsificazione, dunque, è un tipo di azione che può essere posta in essere da un attore che interagisce con altri in una situazione di tipo competitivo/conflittuale, nella quale il primo annette alla sua iniziativa la possibilità di ottenere qualche beneficio per sè o per gli altri, a cui in una determinata occasione può essere collegato da una sintonia di interesse - anche attraverso la sola produzione di un impedimento alla realizzazione degli obiettivi che intendono proseguire i soggetti nei cui confronti l'azione in questione viene ad essere concepita e sviluppata. In quest'ottica la falsificazione si pone sia come strumento di aggressione dell'altro che di difesa da questi o di sabotaggio delle sue capacità offensive. Due sono le principali modalità attraverso cui può essere attuata la falsificazione da parte di un soggetto su se stesso o in relazione ad uno specifico prodotto che egli appronta: l'occultamento e/o la mimetizzazione dell'identità posseduta ; l'assunzione di una identità diversa da quella che gli è propria e/o l'approvazione di un' identità di altri. Queste due modalità si concretizzano, per lo più, nel ricorso ad una delle seguenti azioni nonché a combinazioni tra esse : a) la soppressione di caratteristiche dell'identità o della condizione originaria; b) la modifica di caratteristiche dell'identità o della condizione originaria; c) l'aggiunta di caratteristiche non possedute dall'identità o alla condizione originaria; d) la totale creazione di una identità inesistente ; e) la riproduzione e l'utilizzazione degli elementi che contraddistinguono l'identità propria di altri. Il fenomeno della falsificazione dei prodotti manifatturieri Le dimensioni che il fenomeno della falsificazione ha raggiunto nel corso degli ultimi dieci anni sono davvero strabilianti. Nessun settore delle attività produttive, artistiche, culturali, e finanche scientifiche, si può dire al riparo dalle insidie di falsari sempre più aggressivi e dotati di strumentazione e di conoscenze tecniche di elevatissimo livello. La storia ci segnala che da "sempre" falsi e falsari sono stati presenti ed attivi nelle vicende sociali economiche del consorzio umano, tuttavia è negli anni a noi più vicini che le attività di contraffazione, in relazione specialmente ad un ampia gamma di prodotti manifatturieri, hanno assunto, diffusioni aspetti e caratteristiche che le rendono non solo una preoccupante minaccia di tipo economico, ma anche, in un numero crescente di situazioni, un pericolo per l'incolumità e la salute di vaste schiere di persone. Il pericolo dei falsi In quasi tutte le società industriali, per la maggior parte dei cittadini e dei consumatori, allorquando viene loro posto il problema della contraffazione nel settore manifatturiero, il riferimento visivo che, in modo immediato e spontaneo viene ad essere evocato attiene per lo più a prodotti relativi all'abbigliamento alla pelletteria, o, ancora, all'orologeria ed ai preziosi in genere. Sulla base di rappresentazioni di questo tipo, l'atteggiamento nei confronti del fenomeno della falsificazione finisce con il variare all'interno di due opposte sponde, da un lato, quella caratterizzata dal timore di poter incorrere in spiacevoli "bidoni" dall'altro, quella segnata da una certa ammirazione per l'ingegnosità e per la perizia di alcuni falsari particolarmente"bravi". Le reazioni sarebbero, però, ben diverse se si tenesse in debito conto che, per i beni in questione: a)produttori e venditori non sono certo tra coloro che pagano le tasse per i profitti che ricavano dalle loro attività; b)nella stragrande maggioranza dei casi, quanti materialmente lavorano produzioni delle merci contraffatte non sono minimamente tutelati nè per quel che attiene al salario, a diritti previdenziali o alle condizioni igieniche, di sicurezza e di salute; c)in altre aziende ed altri lavoratori da essi dipendenti possono ricevere danni anche molto ingenti da questa forma dipirateria commerciale. Queste reazioni porterebbero, poi, un segno ancora più intenso e forte se ai cittadini ed ai consumatori potesse essere rammentato che, oltre alle produzioni appena citate, l'industria della falsificazioni immette sul mercato prodotti chimici, medicinali, fitofarmaci fertilizzanti, impianti elettrici, pezzi di ricambio, e freni per auto ed aerei, privi di qualsiasi validità che costituiscono spesso, attentati pericolosissimi alla vita delle persone e che, essendo pressoché tutte le produzioni realizzate da aziende che operano clandestinamente è estremamente probabile che da esse vengano dispersi nell'ambiente senza alcuna precauzione residui nocivi e velenosi. Dai falsi di lusso a quelli relativi ai consumi quotidiani Oggetti preziosi, orologi di alta precisione e qualità dimateriali, opere d'arte, reperti archeologici, pezzi di antiquariato, capi di abbigliamento, atti a conferire prestigio ai loro possessori/ostentatori, in ragione di profonde modifiche dei canoni attraverso i quali definire il "Bello" e di manifestare la riuscita sociale dei singoli, hanno occupato posizioni di crescente importanza nelle scelte di consumo di una molteplicità di attori sociali , ma anche nelle aspirazioni di altri totalmente privi di risorse adeguate per pervenire al loro acquisto. Nella prima fase dello sviluppo delle società industriali, contraddistinte dai cosiddetti consumi di massa, la produzione e la commercializzazione di beni contraffatti ha riguardato, ancora principalmente, merci di lusso, per la cui realizzazione erano indispensabili, ai fini di una riuscita dell'inganno, la padronanza di competenza tecniche e buona capacità professionale, le quali se, da un lato, non erano facilmente reperibili,ed andavano adeguatamente remunerate, dall'altro, davano luoghi a prodotti che, per quanto fosse in espansione l'insieme dei loro possibili acquirenti, potevano contare su un assorbimento di dimensioni circoscritte. Benché in progressivo ampliamento, quindi, la gamma delle produzioni contraffatte, sempre incentrate sui generi di lusso, ha mantenuto a lungo le sue antiche e nette caratteristiche quali: l'accuratezza delle realizzazioni; la ridotta produzione, da parte delle singole unità di fabbricazione (anche se il numero dei soggetti che hanno orientato in direzione della falsificazione manifatturiera la loro attività di procacciamento di profitti è andato progressivamente crescendo); i prezzi di vendita dei singoli prodotti relativamente elevati, tanto perché potesse essere possibile, con numero ridotto di esemplari falsi, ricavare introiti che ne rendessero conveniente la produzione e il commercio, quanto perché l'acquirente da ingannare potessero essere indotto a ritenere di trovarsi di fronte a merce autentica, pagata, si spera, ad un prezzo di mercato inferiore a quello praticato ufficialmente, ma non tanto basso da destare sospetti di imbroglio. Fino all'incirca a due decenni fa il mercato dei falsi è stato costituito essenzialmente da prodotti dotati di queste peculiarità, fermo restando che nel periodo bellico ed in quello immediatamente successivo ad esso, essendo divenuto di lusso anche tanti generi alimentari, oppure di scarso valore di mercato prima della guerra (come ad esempio, le sigarette), questi vennero falsificati, via via manipolati, per realizzare artificiosi aumenti delle quantità offerte in vendita al mercato nero. E' nel corso del periodo che in molti hanno indicato come la Grande Crisi degli anni settanta e ottanta e che ha sconvolto logiche ed assetti finanziari e produttivi di tutti i paesi aprendo la strada ad aspre forme di competizione globale, che nell'area delle produzioni e del commercio dei falsi manifatturieri sono avvenute profonde modificazioni. Il mercato della contraffazione si è infatti rapidamente trasformato in una sorta di comparto dell'economia illegale non più incentrato principalmente sulla realizzazione e sulla vendita di limitate quantità di beni di lusso, bensì sulla realizzazione e sulla vendita in massa di beni di largo consumo. Vari elementi si sono combinati tra loro - e in tutti i paesi ed in tutte le aree del mondo,più o meno incertamente avviati a da tempo marcatamente assestati lungo percorsi di crescita incentrata sulle attività di produzione manifatturiera hanno dato luogo a quella che è possibile indicare come la nascita dell'industria del falso. Tra essi certamente di rilievo sono state : la condizione di difficoltà di molte piccole e piccolissime unità produttive, escluse dalla possibilità sia di mantenere la pur esigua parte di mercato raggiunta, sia di operare (o di farlo con qualche margine di profitto accettabile) per conto di iniziative di dimensioni più grandi e di maggiore peso sulla scena economica ; la crescita di manodopera disponibile a fornire prestazioni lavorative in modo clandestino, occasionale e a basso prezzo ; le semplificazioni di molti processi produttivi posti in atto dalla quasi totalità delle imprese di medie e di grandi dimensioni, al fine di ridurre costi, personale, e tempi di produzione ; la crescente disponibilità sul mercato di strumenti e di attrezzature tecniche capaci di rendere agevole la duplicazione (di variabile riuscita) di prodotti già esistenti ed affermati e, soprattutto di tutto ciò che può consentire un'appropriazione dei tratti con i quali essi sono riconosciuti dai consumatori ; le forti e perduranti tensioni e confusioni che, con alti e bassi di inflazione e l'alternarsi di stagnazioni e ripresa hanno introdotto stabilmente nel mondo del commercio e della distribuzione e che hanno comportato situazioni di fortissimo disorientamento dei consumatori. I falsi ed i "doppi" Nel corso degli anni ottanta attraverso il diverso combinarsi degli elementi appena segnalati, nei diversi contesti economico territoriali, ha cominciato, pertanto, a fare la loro apparizione sul mercato un'enorme quantità di falsi di tipo nuovo rispetto al passato, realizzati per essere inseriti nel grande calderone dei beni di appartenenti alla sfera dei consumi quotidiani di ogni cittadino, senza differenziazioni di reddito. Accanto ad essi, si è moltiplicata la presenza di altri prodotti, appartenenti ai più svariati comparti manifatturieri, dotati di aspetti e di confezioni fuorvianti ed ingannevoli, che spesso qualcuno chiama "falsi", ma che in realtà non possono essere definiti tali, dal momento che essi si propongono ai consumatori mimetizzando la loro vera identità, e quella delle imprese che li realizzano, pur senza annullarne completamente ogni traccia. In altra sede sono stati approfonditamente esaminati i diversi componenti di questo mondo dei doppi che ha invaso i mercati in tutti i Paesi del mondo, tuttavia è qui opportuno rammentare quelli che marcano una maggiore presenza, segnalando sinteticamente i tratti più significativi che li caratterizzano. Il primo tipo di doppio è quello che scaturisce dall'imitazione confusoria dei prodotti (tipologie produttive, forme, insegne,marchi , confezioni, ecc..), una operazione che si sostanzia nella produzione e/o nell'introduzione nel mercato di beni, nel genere e nell'aspetto, molto simili, ma, volutamente, non perfettamente identici ad altri realizzati da altre imprese e già, in qualche modo, affermati. L'intento di coloro che pongono in essere iniziative di questo tipo è essenzialmente quello di introdurre i consumatori all'acquisto inducendo in essi il convincimento di trovarsi di fronte al prodotto noto ed apprezzato verso il quale essi avevano progettato di dirigere la propria scelta, avendolo conosciuto attraverso gli investimenti pubblicitari effettuati dal suo realizzatore. Solo procedendo ad una più minuziosa osservazione del luogo o del corredo di indicazioni concernenti l'identità del produttore, di cui la normativa prescrive la presenza e che nella maggioranza dei casi corredano questi doppi, è possibile scoprire la reale identità della merce replicata. Una variante di questa modalità di inganno dei consumatori è rappresentata dal secondo tipo di doppio, il richiamo confusorio di un marchio altrui, una situazione che si configura allorquando i diversi elementi che caratterizzano l'immagine d'insieme di un prodotto, realizzato da una impresa già operante e nota ai consumatori, vengono utilizzati da un'altra azienda che propone al pubblico una merce che, pur evidenziando, ad un esame più attento, una autonoma identità, si avvale, per il primo impatto con i potenziali acquirenti, di accattivanti effetti di "famigliarità" e di positive sensazioni di "già visto" che la privilegiano ai loro occhi rispetto ad altri anonimi concorrenti della stessa linea merceologica e, probabilmente, della stessa modesta qualità, traendo beneficio dal prestigio conquistato e dagli investimenti promozionali effettuati da un'altra iniziativa manifatturiera di ben più solido livello. Un terzo insieme di questa schiera di replicanti è costituito da beni realizzati da unità produttive che si impossessano di noti marchi distintivi che contraddistinguono prodotti di aziende particolarmente affermate in altri comparti manifatturieri e li utilizzano per caratterizzare le proprie merci, appartenenti a diverse aree merceologiche, più o meno limitrofe - ma non le stesse nelle quali operano le unità depredate, con lo scopo di lasciar supporre ai consumatori l'esistenza di legami giuridici o economici tra i loro prodotti e quelli realizzati dai titolarti dei marchi di successo o addirittura, che, quanto da essi immesso sul mercato, indichi che società che anno portato alla notorietà i loro marchi in uno specifico settore hanno fatto ingresso in nuovi ambiti produttivi, per ampliare e diversificare dalle loro tradizionali attività. L'imitazione del prodotto esteriore e del design di un prodotto - con o senza l'appropriazione del processo produttivo necessario per realizzarlo - con cui un impressa si è presentata con una specifica identità di fronte ai consumatori ottenendo i loro consensi, costituisce una quarta modalità di ampliamento della schiere dei doppi, nella misura in cui questa operazione (che in taluni casi deborda anche in azioni di spionaggio industriale) viola i diritti di ideazione di quest'ultima ed induce gli acquirenti a ritenere di trovarsi in presenza del bene fabbricato dall'azienda che ha sopportato i costi necessari per concepirlo e lo ha fatto affermare sul mercato. Se è vero, pertanto, che ognuno di questi tipi di duplicazione si estrinseca nell'assunzione, variamente accentuata, di sembianze altrui, inquinando il mercato, creando danni ad una serie di imprese ed ingannando i consumatori, essi costituiscono qualcosa di ben diverso rispetto all falsificazione totale, in ragione di un dato caratterizzante di quest'ultima di estrema rilevanza. La falsificazione totale - infatti consiste nella produzione clandestina e nella collocazione di beni il più possibile simili - specialmente per quello che riguarda la loro "veste di presentazione" ai consumatori - a quelli realizzati d un altra impresa (che li ha ideati, lanciati, fatti affermare) e spacciati per questi. Mentre i doppi di marchi e/o beni già esistenti le imprese che li fabbricano non si occultano, masi mimetizzano ed operano sfruttando l'equivoco, l'ambiguità il cavillo e le loro attività di produzione e di commercializzazione avvengono attraverso modalità non troppo diverse da quelle di altre iniziative che quotidianamente si confrontano lealmente sul mercato, gli operatori della falsificazione totale fanno di tutto per rendersi il più possibile invisibili ed insistenti Nei confronti delle prime, quindi, le aziende che ritengono di subire dei danni, in ragione delle sembianze che esse conferiscono ai loro prodotti, come pure i consumatori, indotti ad erronei acquisti, possono intraprendere azioni di tutela dei propri diritti (che il più delle volte hanno successo) essendo possibile la individuazione delle loro controparti, nei confronti dei secondi, invece, tanto le ditte danneggiate, quanto i consumatori che si accorgono di essere stati ingannati hanno enormi difficoltà a scoprire gli autori della fabbricazione della immissione sul mercato dei falsi in senso stretto. I luoghi nei quali avvengono le produzioni, le forme di trasferimento da questi ai punti vendita, la parte più consistente dei canali di smercio sono tenuti gelosamente nascosti, pronti ad essere smantellati o bloccati quanto c'è il sentore, da parte dei falsari, dei un aumento della probabilità di essere scoperti. Consumatori ignari e falsari "ignoranti" I preziosi orologi offerti dai "pataccari", le 536 tonnellate e le 600 mila confezioni di prodotti alimentari di grandi marche, scaduti e riconfezionati con nuove date di scadenza, scoperti nel salernitano qualche settimana fa dai NAS, possiedono, dunque, lo stesso comune denominatore della clandestinità delle loro produzioni e delle loro modalità di collocazione sul mercato, ma essi, - come è stato detto - si differenziano tra di loro per il fatto che gli uni appartengono alla sfera dei consumi di lusso e gli altri a quelli della quotidianità. Questa difformità comporta, sullo scenario relativo ai comportamento dei consumatori, in specie a partire dagli ultimi dieci -. quindici anni, altre importanti differenze, che è opportuno rimarcare. La prima delle quali consiste nel fatto che ancora oggi è dato incontrare "sconosciuti" che propongono l'affare dell' orologio di gran marca a basso prezzo, la stragrande maggioranza degli interpellati è consapevole che l'eventualità di trovarsi di fronte a uno spacciatore di falsi è certa. Chi davvero intende fare dono di un orologio d'oro o vuole gratificarsi acquistando una costosa borsa, segnata dal marchio di una grande casa, si reca in un orificeria di fiducia o nell'elegante negozio di vendita della maison. Per converso, la totalità di coloro che acquistano prodotto di largo consumo contraffatti li comperano e li utilizzano senza sospettare di potere avere a che fare con dei falsi. Il livello di attenzione di cui viene degnato un bene posto in vendita ad un prezzo relativamente basso, come può essere un detersivo, un lubrificante per l'automobile, un biglietto per la metropolitana, non consente di cogliere - se vi sono - difetti o anomalie del loro aspetto esteriore. E se qualche esercizio o qualche bancarella del mercato rionale praticano sconti incoraggianti non insospettiscono più di tanto anche eventuali leggere imperfezioni delle confezioni. Ancor meno, poi, ci insospettisce il farmacista che ci da un farmaco. Inoltre, a causa sia della relativa semplicità di realizzazione di molti dei prodotti di consumo quotidiano, che sono entrati e continuano ad entrare nel mirino dei falsari, sia della perfezione che, con l'uso di alcuni non eccessivamente costosi macchinari, può essere raggiunta nell'approntamento delle confezioni e delle "sembianze esteriori" dei beni contraffatti, ha iniziato a contrarsi sempre più l'area delle merci falsificate grazie a ll'intervento di specialisti dei diversi comparti merceologici entro i quali trovano collocazione i singoli tipi di falsi. Agli artigiani falsari, dotati di una certa professionalità e specializzazione, sono andati a sostituirsi nel caso di una molteplicità di beni, operatori specializzati nel falso manifatturiero in genere, che non hanno nessuna capacità personale di fabbricare prodotti dei quali ignorano peculiarità ed aspetti tecnici ma, in compenso, sanno bene come - a prezzi convenienti - acquistare i materiali che possono essere usati per la fabbricazione dei loro simulacri, dove reperire soggetti che possono eseguire le lavorazioni e gli assemblaggi (senza fare troppe domande e senza divulgare notizie) ed in che modo mescolare nel flusso commerciale i risultati di questi due insieme di operazioni. Paradossalmente, la loro ignoranza tecnica è anche il loro elemento di forza e di sostegno per una costante presenza nel mercato della contraffazione, dal momento che, a fronte di possibili cambiamenti degli orientamenti dei consumatori, all'adozione di qualche scoraggiante misura anticontraffazione da parte delle imprese da essi falsificate, all'improvviso scemare della domanda del bene su cui avevano concentrato la loro attività, all'apparire di nuovi prodotti molto richiesti, essi dispongono sempre delle "risorse" sufficienti per iniziare a contraffare altre merci, anche di settori e con tratti caratteristici molto distanti rispetto a quelli propri delle produzioni precedentemente oggetto del loro interesse. Questa assenza di specializzazione tecnica e di conoscenze merceologiche di base, così come è un elemento che gioca a favore di chi trae profitto dall'attività di produzione e di smercio dei falsi, costituisce anche la principale ragione dei rischi gravi che possono correre molti di coloro che acquistano prodotti contraffatti appartenenti all'ampia sfera dei beni consumati/utilizzati quotidianamente da milioni di persone. Il falsario negli anni ottanta e novanta è spesso una specie do apprendista stregone che concentra le sue attenzioni e le sue capacità sull'obiettivo della massima perfezione esteriore del prodotto attraverso il quale ha deciso di realizzare i suoi profitti, incurante ed ignorante delle implicazioni che possono avere i materiali, i componenti e i processi di fabbricazione che gli consentono di ottenere a buon mercato falsi dotati di livelli elevati di somiglianza al bene autentico. La tragedia del "vino al metanolo", dovuta al tentativo di innalzare chimicamente il tasso di alcool di uve scarsamente zuccherine ; la "strage dell'olio di colza", causata dai processi di "rinaturizzazione" per mezzo della soda caustica di partite tolte dal commercio come eccedenze e, quindi, denaturate per impedirne la riutilizzazione a fini alimentari ; gli inspiegabili incidenti domestici, provocati da materiali elettrici contraffatti, i rischi corsi da molti automobilisti inconsapevoli acquirenti di pezzi di ricambio falsi, sono solo alcuni esempi di una casistica che potrebbe essere molto lunga e che minaccia di ampliarsi ogni giorno di più. Silenzi e grida In presenza di questa trasformazione e di questa invasione del crescente esercito dei falsi manifatturieri, sul versante delle difese approntate dalle imprese produttrici dei beni contraffatti, la situazione attualmente in corso è paradossale ed allarmante. Premessa l'esistenza di un manipoli, ancorché modesto, di aziende molto impegnate nella lotta ai contraffattori dei propri posti, la situazione generale si presenta con i connotati del paradosso. Le imprese che all'apparenza appaiono più tenacemente protese nello sforzo di contrasto dei contraffattori e, certamente, quelle che più delle altre rendono manifesto il fatto che le proprie merci vengono falsificate, sono quelle che realizzano prodotti di lusso. Le aziende, invece, che fabbricano molti dei beni che tutti consumano abitualmente ogni giorno, o quasi, nella loro maggioranza, non danno segnali dai quali si possa desumere che siano minimamente coinvolte nel problema. Le prime sembrano ignorare che, da vari anni a questa parte, una percentuale elevatissima di coloro che comperano esemplari falsi dei loro prodotti non sono persone che si fanno abbindolare, ma soggetti che compiono i loro acquisti con consapevolezza che si tratta di contraffazioni. I falsari quindi non sottraggono acquirenti alle imprese produttrici dei beni di lusso più di quanto non lo facciano i livelli di reddito detenuti da quelle fasce di consumatori per i quali i beni di lusso si pongono al di fuori delle loro possibilità. Ciononostante, non sono poche le aziende di questo particolare settore che non perdono nessuna occasione per sottolineare la propria condizione di danneggiate e per proporre alla pubblica opinione di interpretare le aggressioni dei contraffattori come indicatori del loro successo e delle desiderabilità dei propri prodotti. I falsi si offrono come possibilità di invio di messaggi, neanche troppo impliciti, di invito all'acquisto. Messaggi che, quando provengono da aziende i cui prodotti sono realmente oggetto di contraffazione, costituiscono una scelta (forse opinabile)di comunicazione promozionale, fondata sul tentativo di trarre vantaggio da una apparente circostanza sfavorevole, quando, invece, di certi prodotti non sono in circolazione neppure quantità minime di contraffazione, l'ostentazione - con inserzione su intere pagine di grandi quotidiani nazionali - di una condizione di vittima dei falsari, accompagnata dalla sollecitazione a "provare il piacere di possedere" esemplari autentici di quei beni, mentre smentisce quanti sostengono che i falsi dei prodotti di lusso costituiscono una minaccia se non economica almeno d'immagine della realizzazione delle grandi case, la dice lunga sulla rappresentazione che, purtroppo, ancora negli anni novanta, alcune aziende ed alcuni pubblicitari hanno dei consumatori. Una rappresentazione che non è molto distante da quella che sembra ispirare i comportamenti di tante imprese produttrici di beni di largo consumo le quali, benché ricevano prove e segnalazioni di rinvenimenti di falsi di propri prodotti, evidenzianti più la propensione a far si che le notizie in questione e i propri nomi non trapelino il meno possibile attraverso i media, che quella di tentare di erigere qualche barriera più efficace - ma purtroppo per loro non priva di costi che scoraggi i contraffattori. Nelle stesse relazioni annue dei Nuclei Antiosofisticazione e Sanità dei Carabinieri è più facile leggere che "è stato scoperto un deposito un cui erano custoditi notevoli quantità di confezioni di olio dietetico contraffatto di una importante azienda nazionale" che incontrare la denominazionedel prodotto, oppure, è più facile trovare la notizia sull' "Herald International Tribune"(22 Maggio 1992) che nel museo del falso di Salerno sono state esposte etichette con date contraffatte della "Nutella", della Maionese Kraft"e del "Nesquik", piuttosto che uno solo di questi nomi abbia modo di essere pubblicato sui molti dei quotidiani e periodici italiani, che pure hanno lodato il lavoro di ricerca svolto nella struttura di ricerca dell'Ateneo salernitano sulle tematiche della falsificazione del settore alimentare. Se poi i falsi riguardano i prodotti medicinali il silenzio è ancora più fitto e negare è quasi un obbligo per le imprese, a meno che non si parli di contesti geografici lontani da noi. Nel 1995 il Museo del Falso ha proposto un esposizione sulla contraffazione dei farmaci esponendo assieme a reperti verbali di sequestri effettuati dalle forze dell'ordine anche alcune lettere di risposta ad un questionario inviato alle aziende farmaceutiche italiane, circa le eventuali falsificazioni subite, nelle quali esse dichiaravano di non avere avuto questo tipo di problema, mentre nelle bacheche dell'Università le confezioni contraffatte dei loro prodotti e atti ufficiali delle forze dell'ordine le smentivano. In alcuni casi il grande impegno a impedire che siano di dominio pubblico i rinvenimenti dei falsi è connessa al timore che la notizia possa comportare l'abbandono traumatico e generalizzato dei consumatori dei prodotti caduti nel mirino dei contraffattori, con la conseguente scelta, da parte loro di orientare i propri acquisti su produzioni di aziende concorrenti, dimenticando il non irrilevante dato di fatto che gli operatori del falso, in genere, dirigono le loro attenzione su tutte le marche che hanno una certa presenza sul mercato, quindi, anche su quelli delle imprese le cui merci possono rappresentare delle teoriche alternative e di cui, prima o poi, verrà rinvenuto qualche esemplare contraffatto. In altri casi il black aut costituisce l'espediente per non dirottare risorse finanziarie, già programmate per altre finalità, in attività ed iniziativa di tutela dei prodotti di scoraggiamento dei falsari. In altre situazioni, ancora, la politica della negazione delle evidenze, della minimizzazione degli episodi, del silenzio derivano - specialmente per le aziende appartenenti a grandi gruppi o ad articolazioni di imprese multinazionali- -dalle logiche spietate del rapporto costi benefici. Quali profitti potranno essere ricavati dalle spese impegnate per combattere le contraffazioni? Se si tratta solo di uscite non c'è convenienza ! |