PEPPINIELLO
Poema satirico in tre atti e nove quadri
by Riccardo Dalisi

Grazioso, semplice,
eroe di sempre,
frugale, attento,
preciso, dolce,
buongustaiolo,
ben pensante,
non tanto,
non tanto.

Si da dà fare.
Ma è tranquillo,
il mondo è suo.
Non più di tanto.
Non più di tanto.
Sue sono le piccole cose,
sua la barca, sua la pesca,
suoi gli sci, sua la bici.
Non più di tanto.
Non più di tanto.

Ama le auto,
non più di tanto.
Ama le donne,
non più di tanto.

Ama la tavola,
non è un esperto.
Ama la vita,
senza pensiero,

ama i vestiti
ma è trasandato,
non più di tanto,
non più di tanto.

Di tanto in tanto
fa stravaganza,
solo in vacanza
di tanto in tanto
fa il finto tonto

non più di tanto,
non più di tanto.

Ama la pizza,
i maccheroni,
i würstel ed il bignè.
Gira le strade,
gira il contado,
qualche locale e i cinemà.
Qualche volta
è fuori, lontano,
ma poi di corsa
spunta in città
tralala là
tralala là.

Ama l'arte,
la poesia,
la scultura,
la sinfonia

ma per quel tanto
che è cortesia.

Ama i fiori,
le caramelle,
le belle giornate
e le sfogliatelle.

Ha tanti amici
ed ha parenti,
ora tristi
ora contenti.

Parole dolci,
sorrisi facili
nè sacrifici,
nè notti ardenti.

E sempre sano,
è sempre arzillo,
ha qualche volta
il mal di denti,

le buone dormite,
le passeggiate,
le scappatelle,
le pagliacciate,
non più di tanto
non più di tanto.

Quando nacque
il cielo era terso,
diede uno strillo
Peppiniello.

Chi lo vide
rimase attonito,
si fece animo
e poi disse:
come è forte,
come è bello.

Era rotondo,
era giocondo,
aveva la tempra
dell'uomo di mondo.

Giuseppe,
Peppino,
Geppino,
Geppetto,
Peppiniello
è il nome perfetto.

Magnifico
vivace, pacifico,
ragguardevole
il ragazzetto.

Studiò Omero,
studiò Dante.
Saffo ed Andrònico
gli avvisi del Comune
e il telefonico.

Intanto cresceva
cresceva cresceva;
mangiava e cresceva,
finchè la madre
gli disse stop
e non crebbe più,
di bop.

Quando il fiore
dell'amor
dal cuor
spuntò.

La riconobbe
s'infervorò,
arrossì,
sbiancò,
ingiallì,
bluò,
violò,
tutto arancione
diventò,
e. . . . .

come lei

l'allocchiò
. . . . . .

il tricolore diventò.

Vide l'America
il Pacifico,
l'Alasca,
il Tibet, l’India,
Caivano e Mergellina,
Maria Mari
e ò Sole mio.

Le stelle cantavano,
gli uccellini risplendevano,
le onde del cuore
s’ accavallavano,
le pietre rilucevano
l'orologio
si mise a parlare
piok
piok
piok:
Peppiniello,
garzoncello
il tempo è bello,
su bel bello
buttati, dai, via, coraggio,
su,
su,
su.

Si lasciò
ci provò
fallì
ritentò,
alla fine
ci riuscì.

Ed allor
a testa in giù:
verde il cielo
rossa la terra
guarda, canta
la gallinella,

canta il gallo,
canta la sera,
canta il vespro,
cantan le cinque
e le sette e mezzo.

Aspetta un attimo,
un attimo,
ti dico!
Porco Giove!
la vuoi finire?
....

E dalli !
bada che lo dico a mamma.
E Peppiniello
si ricompose,
s’aggiustò
cravatta
e gilè.

Poi convolò
a giuste nozze,
giuste poi tanto
non erano.

Lancia in resta
a prendere il mondo
colle due mani,
colla bocca,
coi denti.

Ebbe un figlio,
poi due,
poi tre,
poi smise
e si diede
al fumo
ed al bar.

Son felice,
son citrullo,
son fagiolo,
sono pazzo,
son fanciullo,
sono un pezzo di ragazzo.

Un due tre
Venne il tempo?
Quale tempo?
Venne il tempo
Quale quale?
Venne il tempo

All’elezion
Candidato
Lo vediamo,
dito alzato
sguardo fiero.

Nelle liste
Più sbagliate
Lo vediam
Parlare tanto,
giggiolone

maneggino
abilino, praticon,
aitante.
Era il simbol
Dell’onor.

Trasparenza,
efficienza,
(manco un po’),
titubanza
e decision.

di consensi?
Manco un po’,
di amicizie
tante tante,
di soldini
manco un po’.

Venne il tempo,
venne il tempo del lavoro
mise su un negozietto
di cibarie e vesti usate,
di cravatte e sonaglini,
di cipressi e d'orecchini,
di concimi e maccheroni,
di lasagne e sofficini,
di quisquiglie e sculaccioni.

Venne il tempo del soldato
un due tré
e poi dietro front,
dietro front
avanti in trè.
Tutti in riga
hei tu addò vai ?
.....

Cinque giorni
in gattabuia!
altri cinque
dentro ai cessi!
altri cinque
signor si!
signor si
per tutto il dì.
Dentro il cor
c'aveva Rosina,
sopra al petto
la medaglina,
dentro la tasca
la ricottina,
dietro la testa
la treccina,
sotto la scarpa
la puzzina,
dentro la manica
l'asso di picche.

Un due tre
venne il tempo,
quale tempo?
venne il tempo
quale quale?
venne il tempo:
Il creator,
lo stilista,
il manager,
l’architetto,
il costruttor.

Peppiniello
è tutto ciò
ci credete?
Ah no?
ah no?
Che mi importa
è tutto qui.