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by Riccardo Dalisi |
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La verità è dinamica come la vita. Essere troppo fedeli a Napolino si rischia di tradirlo perchè Napolino è uno spiritello, è l'anima vitale burlesca, dolce, imprendibile dell'artigianato.
Abbiamo bisogno di forme ma dobbiamo sempre sconvolgerle altrimenti esse ci imprigionano.
La verità, in sè non esiste. Esiste la fiaccola della verità di chi la porta correndo oltre la siepe; di chi l'alimenta col sangue, a sue proprie spese.
Napolino non esiste.... in sè esiste la nostra volontà di far essere uno spirito artigiano.
Occorre provarsi e riprovarsi, forse ogni uomo è lo sforzo di Dio di fare l'Uomo. Ci prova e ci riprova, e così nasce la vita, perciò essa è sacra. Se scriviamo il senso dello sforzo scriviamo il senso della vita. Cerchiamo di raggiungere le correnti più vicine al mormorio del vivere.
Ci vuole poco, basta un attimo di gentilezza, ci vuole più lo sforzo di valorizzarne il senso e la portata.
E' un piccolo segreto è un germe. Dietro ogni cosa vi è la luce,la forma ne è l'ombra, perciò la ricerca della forma esatta, giusta, decantata è importante per fare trapelare la luce.
Non esistono le cose, esiste l'amore delle cose, non esiste l'uomo esisite l'amore per l'uomo, infatti senza amore il mondo scompare, si svuota, non ha senso.
Il violento ha un amore sbagliato.
Bisogna saper direzionare la propria carica d'amore.
Bisogna sgombrare il pensiero dell'amore.
L'artigianato e la manualità è tutto questo.
Il nostro scoglio è la forma, ogni vita è l'infrangersi su qualcosa che fa scoglio, perciò l'affannarsi dell'uomo sulle forme è per lui vitale, per noi tutti.
L'artigianto e la manialità sono l'anelito a plasmare, replica il gesto divino del fare l'uomo ciò comunica una forma d'arte.
Vale lo sforzo assia più del risultato.
Il risultato ha valore se rimanda allo sforzo necessario.
L'oggetto d'arte ha valore perchè ci butta indietro. Ci sentiamo ributtati su noi stessi di fronte ad una statua di Michelangelo che ci fa così incontrare noi stessi.
Qui sta il valore dell'arte: ci ributta su noi e si nega in quanto forma. Di fronte all'opera dobbiamo fare i conti con noi stessi, non è facile.
Quell'armonia straordinaria che avvertiamo dui fronte ad un opera tragica, quella musica è il ritrovare se stessi è il segno della virta oltre l'dicibile tragicità del vivere. Ogni forma è il segno della tragedia del mondo.
La classicità è un oasi, la tragedia nacque e fiorì nella classicità più alta.
L'arte è una preghiera.
Edipo non ha mai, forse, pregato ma la sua cecità è uno stato di preghiera, il suo vagabondare è il vagabondare del pellegrino e così alla fine fu assunto in cielo agli altri uomini degni (ma ogni uomo è degno perchè la vita comunque è uno sforzo)
L'oggetto d'arte è un tendere la mano
L'arte è un grido nella bocca del mostro.
La dolcezza è una forza, l'arte ha sempre qualcosa di dolce, ancorchè aspra e terrificante.
Dobbiamo creare uno spazio pieno di vita e di attività, di attrazzioni cordiali. Un luogo d'incontro. Deve essere uno spazio fervente, molteplice, sempre aperto concretamente e simbolicamente. Siamo su una soglia.
L'idea è di microlaboratori
Cerchiamo una micromanualià che abbia bisogno di poco spazio e di attrezzi minimi, Nel minilaboratorio che è piccolissimo come l'uovo dell'uomo, sarà come il seme della quercia sarà come il seme della foresta.
Non è ambizione, è un anelito di sfiducia, è preghiera è speranza e non è niente di tutto ciò. Basta un angolino, un muro per appendere le cose, due mani un attrezzo e del materiale qualsiasi.
Bastano due piccoli occhi per guardare l'immenso mondo ed un piccolo cuore per amare tutti. Il nostro cuore è fatto per amare.
L'infinito è contenuto nel piccolo perciò basta un piccolo spazio elaborativo.
Ogni ogetto piccolissimo potrà essere applicato decorativamente ad un Napolino perchè è la sua semplicità di forma e la sua capacità di accoglienza che rende vivo qualsiasi piccolo oggetto, fatto nei piccolissimi laboratori.
Perciò l'idea del micro, per microoggetti aderenti al Natale, al santo Natale aderisce a Napolino non solo perchè è ":....lino", piccolino come lui in concetto e spirito ma anche perchè, in concreto potrà aderirvi.
La prossima "mossa", il prossimo passo è chiaro che è questo, per tutti quelli che vi voglio aderire elaborare delle micro forme applicabili a..... ad un Napolino.
Per Natale che ama le piccole cose Napolino si fa contenitore ed oggetto.
Addobberemo la sede Napolino con opportunità per la ricorrenza.
Occorre fondare uno spazio Natale.
Per l'occassione faremo una bakeka per la comunicazione e la poesia.
Una sorta di Takonoma un luogo della comunicazione del cuore. La struttura delo spazio Napolino Occorre che sia fatto di cose poverissime, bisogna dre l'impressione che costi poco. Per fare le cose la via del cuore la si perde sempre e si cade in povertà; la si perde per poterla ritrovare. Spesso la povertà è una via propizia al ritrovamento. Perciò facciamo un arredo poverissimo con i piedi dei tavolacci fatti dagli scatoli che la notte e il consumo elargiscono a piene mani. Sono elegantissime. I piani dei tavoli siano tavolacci di truciolati usati . Vedo così. Se tutto è in ordine, e se vi è la ricchezza di molte piccole accessibili cose le cose risplendono perchè l'occhio non si attarda sullo sfarzo del bel materiale costoso che intimidisce.I tavoli già fatti: i piani che sono delle bellisime opere possono essere valorizzati mettendoli in verticale. I lumi saranno assembrati ed i nomi degli autori in evidenza, vi sarà il pilastro con i nomi di tutti quelli che hanno già collaborato. Chi entra deve capire e, se vuole, può approfondire, perciò ci saranno le polaroid di ogni oggetto con nome e telefono. Vi sarà il pilastro che comunica i concetti di base ,le aspirazioni, i propositi: comprenderà il messaggio poetico e la comunicazione centrale vitale, con i fiori le poesie, i colori. I muri saranno pieni di cose vibranti, una continua esposizione. Tutto sarà intercambiabile Come strutturare gli incontri. Che sia luogo d'incontro. L'incontro è la vita la vita è l'incontro. Veniamo al mondo per incontrarci, per ritrovarci, per donarci l'un l'altro. Per incontrarmi occorre essere in verità, in semplicità, ogni paludamento è una barriera. Le verità sono paludamenti, l'esser in verità è esser spoglio di ogni "ideologia" di ogni verità separata. Non vi è una sola verità per tutti, vi è una verità come "stato spogliato" per andare incontro a tutti. Denunciare, in semplicità la propria verità separata: "dire io ho vissuto così questa cosa, non ho saputo fare di meglio" e ricongiungersi allo stato di verità che fa andare incontro all'altro. S.Francesco spogliandosi della verità si spogliava della sua "verità separata e separante" per poter andare incontro a tutti. Ogni organizzazione eccessiva è un morire. A volte anche lo spirito pratico è limitato e limitante. Con Rua Catalana eravamo sempre un po' al di là di ogni spirito pratico. Rua Catalana non può essere ancora il centro del mondo, può esserlo. E' una fucina, può essere una fucina vista la reazione degli abitanti. Occorre aprire altri luoghi di attività. Allora solo allora sarà il centro del mondo. Ogni autenticità è centro. In questo caso comunicherà a tutti quello che vorrà essere. Per ora è tentativo, è passo deciso, anche se ancora incompleto. Occorre un idea per dare ritmo e modalità dell'incontrarsi. Un ora ma dinamica. |