SUPERIORITA' DELL'APPARENZA

by Riccardo Dalisi

Si dice che perorare con troppa foga una causa tradisce un convincimento inverso.
Sono giunto a dipingere gli oggetti frutto del porli in essere di Gennaro su mio modello in cartone ed a parole.
Tiro su la figura, la faccio emergere dai tagli e dalle pieghe ; è come se mettessi sostanza e materia in superficie. Si vede chiaramente che la superficie è un corpo e li alita il volto dell’opera, pulsa un sangue : superficie su superficie. Gennaro lavora una sottilissima lamiera in rame : un connubio perfetto il cui risultato Marcello ha definito "molto elegante".
E’ come una via nuova che si è aperta: "intervieni più incisivamente, direttamente tu, sulla scultura" mi suggeriva Bonito Oliva.
Le elaborazioni normali di Gennaro si fermano a mezza strada.
Sono stato a sentire la Huppert presente ad uno dei suoi films al Grenoble, a Napoli. Si parlava del cinema come apparenza e lei di contro ad un certo moralismo avanzava la legittimità dell’apparenza. Tutto affiora. L’apparenza è il punto di contatto tra me ed il mondo.
La superficie è li dove i corpi fanno contatto e si parlano : il supremo contatto.
Anche la parola alita su superfici ove può avvenire il contatto tra ciò che è profondo.
La parola è indivisibile. Si muove come suono che nessuno vede. E’ l’apparire sonoro dell’essere. Nel recitare si "è" diceva la Huppert. La difficoltà è nel non recitare, recitare è facile....
Ho interpretato così: "nell’apparire io sono". Mi muovo talmente nell’apparenza che scambio i nomi o li dimentico subito, avevo scambiato la Huppert con Fanny Ardan..
Mentre sto scrivendo la mia mente corre sulle superfici delle sculture, delle pittisculture.
Vengono in mente altre cose. "Chissà cosa ha capito Gennaro delle ultime cose che gli ho dato da tagliare".
Vien fuori una sorte di tela metallica a sacco, piena di residui di rame ed ottone, tutta tagliuzzata e dipinta con vernici e smalti, una "pittiscultura" in cui in superficie è la scultura affiorante attraverso il colore.
L’apparenza ci inebria., ma stiamo bene solo nelle profondità dell’essere.
Ma come arrivarci senza passare attraverso ciò che appare ?
La Huppert è piccolina e semplice come uno di noi, come una delle donne che conosciamo.
Quelle profondità delle sue espressioni dei suoi films sono come sepolte, affiorante nei lampi degli occhi e nelle parole.
Avrei voluto chiederle "se si sente più vivere nella recitazione oppure.... ?"
Come si fa a rispondere a una simile domanda ?
Mi sembra cruciale....