LA PORTA D'EUROPA
Il paese meta di pellegrini d'arte, dalle cappelle michelangiolesche, dalle tele immense con il racconto del Caravaggio della favola del Vangelo, dalle piazze colonnate da architetti che videro primi la prospettiva, dagli scaffali zeppi di tomi della sapienza latina, scorre l'occhio distratto sulla foto in bianco e nero del "Corriere", luci ed ombre, inviata dal reporter dal paese dei curdi; la deposizione del Cristo, le braccia dei fratelli, la mamma attonita rivolta al cielo, gli sguardi di dolore e pietà del popolo intorno al corpo dell'ucciso dell'ultima ora dal raid dei Jet del dominatore, in nome dell'intoccabilità del suo Stato.
La carretta del mare è arenata sui banchi di Soverato, inclinata, ma dalla quale fortunosamente si lanciano verso quella spiaggia calabrese, ancora vivi, pellegrini non d'arte ma di fame e di paura per iniziare il viatico di penitenza per l'ammissione alla nuova mecca dell'occidente.
Il palazzo rintrona, come tutto il Paese, della querelle: cosa fare? Siamo la porta debole dell'Europa, la maggioranza è divisa, dopo essersi unita per entrare in Europa, come pure l'opposizione, la lega incalza: siamo il colabrodo e il governo non è all'altezza, bisogna difendere il paese, proteggere il futuro dei nostri figli unici dalle invasioni di affamati senza arte né parte.
Ma il popolo di Soverato, della Calabria all'ultimo posto in Europa, non ha aspettato il telegiornale. Era già lì sulla spiaggia, antica porta d'oriente, priva di radar, a seguire con trepidazione le evoluzioni di una nave senza pilota, abbandonata dai mercanti mafiosi, con il suo carico di donne e bambini dai grandi occhi neri e scavati. Ha sollevato dalle acque, che furono dei guerrieri di Riace, gli eredi, senza scimitarre, del Saladino, e nel giorno del Ramadan, ha abbracciato i corpi esili e ignudi, li ha vestiti, gli ha spalancato le porte delle sue scuole, della sue palestre, delle sue chiese, dei suoi circoli, ha condiviso con loro l'offerta speciale di Natale e pure i taralli della nonna.

non firmo, metto core battente
Napoli, addì 31 dicembre 1997