|
LA GRANDE INDULGENZA
Per il '99, a ridosso del giubileo, quando si cancellano i debiti e si aprono le prigioni, il Presidente sviòla glissando sull'argomento posto dall'intervistatore dalle brache fuori misura.
Nuovamente il monaco Martino, dell'ordine francescano, nella notte dei santi e dei morti, accompagnato dall'arcangelo custode, inchioda le 12 tesi sul portone della chiesa del castello di Wuttemberg contro l'apostata Roma dalle indulgenze messe in vendita da un monopolio sottratto al controllo dell'Authotity. Una indulgenza plenaria, invece, occorre. Le colpe della tangentopoli, a quattro anni di forzata astinenza da appalti e tangenti, sono espiate. O grave errore del Lutero! Progenie di scismatici e di afflitti, apocalittici, perennemente vissuti dalla colpa per la quale qualche opera ( pubblica) non basta mai ad espiare se non nell'intimo della fede. La folla accorre alle porte del castello sul Monte Citorio, mendicanti,barboni, sqatters, sigarette all'Hashisc, venditori di fischietti, la mucca Ercolina, le bandiere degli allevatori della padania urlanti alla restituzione del maltolto, e attende la bolla. Il bando del presidente si diffonde e il monaco ci ripensa, strappa le tesi dalla cattedrale e un mondo libero da sensi di colpa si apre al futuro: la vera Riforma. La soluzione del rebus è presto detta: liberalizzare il mercato delle indulgenze, chi paga una tangente può riscuotere una indulgenza e tra l'offerta dell'indulgenza e la domanda della tangente il mercato si equilibra e i prezzi tendono a scendere fino a che il miracolo avviene e dalla tangente positiva si perviene alla tangente negativa, cioè alla cotangente, pagata da tutti a tutti. Deo Gratias. Amen. non firmo, metto core battente Napoli, addì 23 marzo 1999dicembre 1997 |
![]() |