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IL MURO
Dopo il fuoco di S. Antonio Abate(17 gennaio), acceso tra carcasse di auto nei vicoli della città pagana e pompieri che si danno da fare tra i falò, la rivolta s'infiamma nel rione popolare della periferia orientale; donne e bambini in strada a bloccare, con il fuoco dei cassonnetti e il vociare insolente, gli agenti in assetto antiguerriglia, venuti a ristabilire l'ordine sul suolo pubblico; gli uomini sono dietro i portoncini bucati dai fori dei proiettili sparati dai killer della camorra per uccidere e terrorizzare il clan indigeno; ricostruire il muro della paura per tagliare la strada e fare sicuri i giochi dei bambini, una protezione dalle scorribande delle potenti moto avversarie sulla fragile sopravvivenza garantita dalla economia del potente clan.
Anche Maria, appena uscita dalla stanza della giudice, magistrato molto attento all'istruttoria probatoria, aveva acceso il fuoco alle proprie vesti con la bottiglia di benzina, la bimba di un mese e mezzo in braccio; sono salve, grazie lo scattante riflesso di un'eroina in divisa; ma Maria voleva morire come un monaco buddista, chiedeva una difesa dal marito violento. C'è fuoco in città. La città lancia il segnale dell'insicurezza pubblica e privata. "Dimmi cosa ne pensi tu- si rivolge l'intervistatrice di rai3 alla bimba dai neri occhioni avvicinandole il microfono - ha fatto bene a venire qui la polizia?. Resta interdetta, si guarda intorno e la sua amichetta le spiega "tu vuoi bene alle guardie?", " no!" non firmo, metto core battente
Napoli, addì 20 gennaio 1999 |
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