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Ritornarono alla storia. La spasmodica ricerca di uscire dai limiti geografici del sistema aveva fatto vivere la specie intelligente tutta proiettata nel futuro che sempre più veloce come la luce si presentava nelle vesti imprevedibili della tecnica e della scienza incrementale. Si ritrovarono diffusi nello spazio esterno senza sapere più chi erano, da dove venivano e perché avevano sfidato il cielo. Dagli archivi informatizzati nei quali la prima generazione dell'ICT ( Information and Communication Technology) aveva trascritto, ricavandolo dagli originali protocolli, tutto quanto fu, tirarono fuori la storia delle più grandi tragedie della specie. Ma di ogni evento venivano fuori sempre due versioni incommensurabili tra loro, non interpretazioni controverse dello stesso, ma una unità e una distinzione, una era il racconto del fatto con il riscontro di una serie di altri fatti, l'altra era il racconto di quello che poteva essere che in parte fu e in parte non fu, in quanto fu pura fantasia. Dei tanti flagelli provocati dal protoprimate, che nella preistoria della specie ebbe il nome di uomo, per cui tutte le sue opere furono dette umane, furono ritrovate le immagini, i suoni, gli scritti della storia di un massacro di popolo, chiamato Shoa, conservati con gelosa cura al ricordo futuro, e insieme ad essi una statuetta e un film: ......c'era una volta, una ingegnosa macchina di morte, costruita per una folle idea di omologazione, di dominio e di distruzione delle differenze, e un dinoccolato e saltellante comico raccontava ad un bimbo dai grandi occhi che la vita è bella…. non firmo, metto core battente
Napoli, addì 23 marzo 1999 |
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