LO SPECCHIO
Orgogliosa della sua nuova prova e certa per il suo futuro, la giovinetta si preparava all'entrata ufficiale nella maturità sessuale del mondo sviluppato. La nutrice si era data da fare per coprirne pudicamente il corpo esile dai piccoli capezzoli con la nuova veste mandata dalle zie del continente, con risultati che sembravano ai più lusinghieri.
Sui tetti, il rombo dell'elicottero della polizia in cerca di fuggiaschi criminali, protagonisti del nuovo stragismo camorristico nella città scossa da proteste violente, copre assordante la voce della tv che annuncia la caduta del governo.
Un voto. Tra compra vendita e tradimenti. Tra ritardi e l'eroico tormento del comunista. Tra grande coalizione e staffetta. La difficile transizione della politica.
Il paese stasera sarà interrogato. Nuove elezioni? Nuovo incarico? Hanno operato bene? Male? La rissa non pare destinata a spegnersi. Del resto è tradizione antica nel Paese che vide il guelfo contrapporsi fiero al ghibellino.
Si rimirò nello specchio e la sua illusione svanì. Si ritrovò megera, sdentata, coi capelli radi, gli occhi vuoti e i seni penduli con addosso niente più che una camicia dai merletti consunti, pullulante di pidocchi, che invano tentava di celare rughe e piaghe, mentre vecchi amanti a pagamento le si attaccavano ai villi del pube impregnato del tanfo delle urine.

non firmo, metto core battente
Napoli, addì 10 ottobre 1998