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LA SVOLTA
La nostra astronave veniva da lontano. E' un eufemismo, meglio dire da un altro mondo. Fu certo il primo tentativo dell'umanità di dare l'assalto al cielo. Un imprudenza, allora. Oggi mi trovo in questa situazione incredibile e imprevedibile…non so neppure se sono io… e se questo messaggio nella bottiglia per via telepatica arriverà mai a quella realtà primitiva. Avevamo due certezze: una, la struttura dell'universo secondo l'osservazione diretta che i mezzi allora consentivano, oggi mi rendo conto che non è come credevamo, l'altra, il senso unico, irreversibile, del movimento del tempo. Meta del viaggio, un certo punto dell'universo che ai potenti telescopi appariva collocato in una certa direzione; l'itinerario era ben tracciato sulle carte di navigazione, secondo la teoria della relatività; lo scopo, raggiungere un sistema intorno ad un sole dall'energia inesauribile che avrebbe riscaldato la nuova umanità per l'infinito.
Ma subito ci accorgemmo, appena iniziata la navigazione, che le cose non stavano proprio così, e che erano un poco più complicate, quel sole appariva e spariva dal nostro orizzonte, se così si può dire. Una forza ignota ci faceva trovare sempre da un'altra parte e non si sapeva mai quale fosse quella nella quale ci trovavamo, mai ad immaginare quella in cui mi trovo ora. La vita a bordo divenne subito difficile, la domanda angosciata sul sole tormentava i nostri anni luce, la ricerca vana. Si ritenne che le responsabilità dell'imprendibilità dell'obiettivo fossero soggettive, e quindi dell'organizzazione della vita dell'astronave, del rapporto tra popolo e governo della rotta, e volta per volta, del capo indiscusso, della classe dirigente, del leader, della democrazia, della collegialità, delle forme istituzionali…mi sovvengono continui flash back….quante tensioni, divisioni, conflitti, però, rivedo pure fasi di serena convivenza, generalmente nei periodi in cui, lasciando da parte la meta, quasi dimenticata, ma presente nel subincoscio, ci si applicava a risolvere le questioni di vita che non erano di poco conto e da cui dipendeva una certa felicità relativa dei navigatori. Che stranezza avverto in questo momento…Oggi forse è tutto chiaro. Ma abbiamo dovuto vivere l'ultimo revival dei fini. Lui disse, con quel suo accento inconfondibile, che era il tempo della svolta. Interrompere una continuità con le fasi precedenti. Progettare il futuro, restituire una originaria egemonia alla volontà che all'origine diede consistenza al progetto. Mi convinse, pensare al sole e non raggiungerlo mai per gestire un temperato vivacchiare alla mercé delle forze esterne dell'universo, francamente, mi deprimeva. Ma svoltare dove? Grande questione. Alla fine prevalse la nostra opinione e si fece comunque una manovra. Una follia. L'universo è poroso! ora lo so con certezza, non ci si può dare una direzione, è come nella fisica dei quanti, l'atto dell'osservatore modifica l'osservato, la nostra posizione non è definibile se non statisticamente. Ohimé, siamo risucchiati in un buco nero di antimateria. Siamo in un altro mondo, "smerso". La mia esistenza è "smersata". Sono rivoltato. .. ho i piedi al posto della mani… mi sento una faccia di culo… e la testa proprio non so dove la tengo. non firmo, metto core battente
Napoli, addì 28 settembre 1998 |
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