|
BABELE FEDERALE
Bilingual education doesn’t work, and Latinos are first to say so. L’educazione bilingue non funziona, e i latini sono i primi a riconoscerlo. (U.S. News 25/5/1998).
Gli scrutini si sono chiusi, al consiglio di classe della Elementare di Vicenza e a Luigi, Alfonso e Massimo le porte della Media sono state precluse dalla nuova Accademia della crusca Veneto - Padana, vigile sentinella della purezza della lingua longobarda insidiata dai chierici vaganti portatori pretenziosi di un volgare letterario emerso sin dal duecento dall'opera di stilnovisti, narratori, istorici e poeti del paese ove - fu detto - il "si" suona, che si vorrebbe perpetuare nella comunicazione imposta dallo stato centralizzatore e ladrone ai rampolli del prossimo venturo risorgimento padano. Davanti all’albo scolastico i fanciulli appena liberi dal martirio di sentenze finali senza appello d’intransigenti maestri battezzati a Pontida si guardano dal parlare e quasi rinunciano a capirci. Entra nell’auditorium dell’American Music Theater, il corteo dei graduated della Canestoga Valley High School, a coppia, con la toga e il tocco delle università medioevali, rosso le femmine, blu i maschi, il fiocco a destra all’entrata e poi a sinistra all’uscita. Sul palco all’alzo della bandiera a stelle e strisce tutti in piedi, il pubblico di parenti e amici ascoltano mano al petto in gran silenzio Jennifer con la sua voce profonda di africo americana intonare l’inno. Volti di diverse etnie i cui avi non tutti conobbero l’epopea del 1863 del butterfield (campo di battaglia) di Gettysbourg, dove migliaia di giovani americani dell’ex colonia inglese sacrificati dalla ribellione dei secessionisti degli stati del Sud riscattarono l’unità e fondarono con l’abolizione della schiavitù la giovane identità di un popolo e di una nazione aperta. I genitori rivivono la funzione educativa della famiglia dopo i miti semplificatori del dottor Spock. Sul podio il sermone ufficiale dei rappresentanti di classe: un resoconto in perfetto inglese di Kim, dagli occhi a mandorla, di John dalla faccia lentigginosa, di Armostrong nero sbiancato e di Jessica dal cognome italiano. Tutti in passerella i gradueted uno per uno giubilati da strida e battimani a ritirare il diploma e l`assegno dello award che sponsor privati hanno offerto per sostenere i costosi studi all’Università e non per premiare l’onniscienza del "chiattillo" (sgobbone) di turno ma per coltivare la bravura di ognuno, calcio, basket, hockey, rugby, musicale, tecniche, letterarie, scientifiche, imprenditoriali, esecutive, tutti ugualmente indispensabili alla way american of life . Il `68 della contestazione in California, lo stato federale lo consente, introdusse il bilinguismo a scuola per gli ispano americani che pensavano di restare nei loro ghetti perennemente a parlarsi e a capirsi con la lingua dei padri. Al talk show della CBS i pareri sono diversi, all’intellettuale radicale risponde il professore di origine ispano: il sondaggio dice che la identità nazionale statunitense è nell’inglese, il bilinguismo nella scuola non funziona, si prospetta una etnia di handicappati nel melting pot americano, il programma bilinguistico si è trasformato in un uniprogramma, perché è meglio non sforzarsi, ma all’università tutto e` più difficile, non si incontrano la mamma e lo zio e gli insegnamenti delle scienze della professione, la grande opportunità del benessere, sono in inglese; la vecchia casa e il loro ghetto e`già occupato dai più recenti candidati boat`s people dal mondo angustiati. Meglio cambiare subito. Nel federalismo di babele tra Milano e Napoli i suoni senza sintassi e senza grammatica echeggiano incomprensibili fra loro nell’Europa del terzo millennio. non firmo, metto core battente
Napoli, addì 3 giugno 1998 |
![]() |