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LA PRIMA VOLTA
America. La prima volta tanto lontano. Prendo quota, lascio la mia provincia, dall’alto, quasi un astronauta in capsula, osservo la mia terra. Penso alla sua storia, all’orgoglio di un’antica cultura; vedo la catena di monti, il nerbo dell’Italia. Spettacolo stupendo! Tanta storia e natura, paesi inerpicati tra colli e valli, fiumane che si insinuano tra case, vulcani che sovrastano città popolose.
Altri viaggiatori scoprirono la bellezza selvaggia del Sud e degli antichi insediamenti che tali restarono e ora sono invasi dalla voglia di vivere la modernità e di strappare ai luoghi tutto l’utile possibile. La velocità del mezzo mi distoglie, e l’oblò mi fa scoprire altri paesaggi d’Italia e d’oltre Alpi, montagne dai ghiacciai secolari, le valli e i laghi della Svizzera e i piani dei Paesi Bassi, della Normandia, i campi della Britannia e dell’Inghilterra. Luoghi di gente, penso, imparentata con il Sud quando comuni antenati cercarono riparo dalle orde barbariche e dalla penuria dei lunghi inverni nel tepore del clima mediterraneo e nell’eclettica cultura greco romana e lì si sentirono salvi. Oggi ci riconosciamo comuni cittadini d’Europa grazie ad un ripiano finanziario del bilancio dello Stato disastrato come le tasche di un giovane scapestrato. Poi l’oceano, i ghiacci dell’Islanda, i grandi laghi del Canada, i fiumi e i boschi della Pennsylvania. Dappertutto la presenza dell’uomo, tra fiumi, monti, campi e boschi, con la sua civiltà produttiva e tecnologica che si mobilita nella rete di strade capillari che come una interminabile sequela alimenta la vita e la diffonde. Mi rovella qualcosa in testa. Una ricerca di civiltà comune dell’occidente. Il lavoro, l’impresa, il sapere. Ma qualcosa non quadra. Penso Sarno stretta nella morsa di fango che seppellì tanti innocenti, risento le parole di Salvatore che narra della notte piovosa che portò con sé la frana dalla montagna che travolse la sua casa, appena in tempo per salvarsi sul tetto della cattedrale di Episcopio. Gli costò lavoro e debiti quel quartino in condominio costruito in deroga alle norme quando, insieme agli altri compagni della Star, fu convinto dalla impresa ad acquistare. Ora i compagni sono impegnati nell’emergenza e a contrastare la nuova valanga della camorra imprenditrice. L’Autorithy di bacino, non priva di adeguato Presidente e di un cospicuo organico di funzionari regionali, ignari di geologia, ha speso le risorse, ma i regi lagni sono intasati, e la discarica abusiva ha colmato le antiche caverne dove l’acqua si raccoglieva. Ci ripensano su i neofiti del federalismo casalingo mentre una struggente nostalgia del centralismo prende il cuore commosso della politica italiana all’apparire dell’emergenza portatrice di fondi per la ricostruzione. Non manca neppure la condanna morale dal pulpito dei guasti del consumismo capitalistico incurante dell’ambiente. Allaccio le cinture, il Jumbo poggia le sue ruote. Scendo in un aeroporto dalle strutture avveniristiche, un grande murale di ceramica nella sala arrivi: terra, popoli e razze uniti da una catena solidale. Il doganiere dai colori africani mi libera subito dei gravami formali, sono accolto dai parenti entusiasti e vado con loro; percorro in auto 100 kilometri, mi addentro nella provincia americana, per raggiungere la casa. Osservo. Sulle quattro corsie, mastodontici trucks, della potente lobby che intriga al Congresso per il predominio sulla strada ferrata, incombono, sfrecciano con i loro simboli commerciali e industriali, svoltano nelle strade della contea, s’intersecano negli incroci e ai semafori docili e attenti. Non incrociamo spavaldi policeman sulle potenti moto a spiare dietro i cavalcavia come nei film. Percorriamo viali con una serie interminabile di case unifamiliari, ricche e modeste, la bandiera federale a stelle e strisce sul fronte, tra antiche fattorie senza antenna e senza elettricità degli Amish che con le loro nere carrozze e le donne scalze, fermi da secoli nel loro diritto al libero culto antimodernista, sono esonerati dal Governo dal pagare le tasse per quanto disdegnano di usare. Una espansione edilizia, mi si dice, recente e contigua a nuovi luoghi di lavoro, un business non per ignoti, nel segno del libero capitale, mostra regole e stile, in una simbiosi di boschi e verdi prati. A casa entriamo senza aprire nessuna porta con la chiave. Lancaster 5/21/98 non firmo, metto core battente
Napoli, addì 21 maggio 1998 |
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