UNO, CEMTO, MILLE, DIECIMILA
Gli storici avevano ripreso con vigore gli studi; un gruppo di studiosi era venuto da Febo, uno degli ultimi pianeti colonizzati, situato all'estremo sud della galassia, per studiare la storia della strategia dello sviluppo nell'era di mezzo.
Febo nell'impero unificato della galassia soffriva di una condizione di arretratezza, grande, infatti, era il divario rispetto ai pianeti avanzati del sistema collocati nello spazio Nord Est: nella divisione galattica del lavoro non riusciva ad inserirsi con una sua collocazione specifica negli itinerari astrali; l'apporto del sistema galattico stava venendo meno e forti tensioni si erano create tra gli abitanti; spinte ad abbandonare un mondo invivibile e ad un rientro nella Terra madre si facevano sempre più forti. E questo era ritenuto un vero grande pericolo da parte del Centro dell'Impero.
La catalogazione delle diverse strategie perseguite nel corso dei millenni dai colonizzatori dello spazio era stato uno strumento formidabile per la soluzione dei problemi presentatisi via via che si perveniva in sempre nuovi sistemi planetari da parte della specie intelligente. Al catalogo generale ricorrevano per la consultazione da ogni parte. Anche da Febo si era venuti; ma l'esame dei protocolli originali, tutti inseriti nel cervello centrale, non aveva dato alcuna risposta congruente. Era mai possibile che una ricetta non ci fosse per fare partire anche su Febo lo sviluppo e aprire la prospettiva, verso la nuova frontiera, dello spazio esterno?
Si cercò quindi di abbandonare la catalogazione ufficiale e ci si orientò verso i periodi antecedenti la colonizzazione del sistema solare, per vedere se tra i miti dei grandi costruttori dell'economia del globo, in specie della creazione della prima comunità sovra nazionale, la CEE, ci fosse qualche esperienza interessante. Non fu facile. La superbia dei costruttori della nuova storia e lo spirito efficientista della stessa ricerca avevano fatto trascurare del tutto di conservare e di ordinare i documenti delle epoche più antiche, ritenute la preistoria della civiltà.
Ma l'incarico avuto, "non tornate senza una soluzione", indusse il gruppo di studiosi a non desistere e ad affrontare la lettura delle antiche carte conservate in polverosi scantinati di quelli che furono una volta gli Archivi storici e oggi sono sedi del turismo multimediale.
Si cercò e si trovò qualcosa nella cartella di un Ministero dell'Economia intestata ad un certo Barca, di ascendenti famosi. Si scoprì che anche nell'Europa a cavallo del II e del III millennio c'era stato un forte divario tra le regioni del nord est di una penisola mediterranea e quelle del SUD, tenute insieme ancora da uno dei tanti staterelli pre - unitari, chiamato Repubblica italiana.
Una scoperta di portata eccezionale perché ai nostri tempi si è soliti dire, quando si parla di alta civiltà tecnologica e comunitaria, "come il SUD". Eppure non era stato sempre così. Come era successo ?
Pare che dopo un certo risanamento, con la creazione della moneta unica ci fu una fase due durante la quale il Sud entrò a fare parte dell'agenda politica europea, divenendo il nuovo parametro di convergenza per eccellenza.
Questa fase fu il frutto di un lungo e tortuoso travaglio, percorso da forti turbolenze territoriali, e agitato da temi, più volte ricorrenti nelle cronache del tempo, ma di cui diventa difficile, a tanti millenni di distanza, capire il nesso: gabelle, corsi, posti pubblici, camorra, imprese, LSU, Privilegio di Carlo V, l'IRI 2 esenzioni, viceré, cardinale, Agenzia, Welfare e tanti altri ancora.
Ma ad opera di una grande e illuminata strategia politica, l'arretratezza e un'indubbia confusione di linguaggi si trasformarono in una meravigliosa condizione di sviluppo. Il periodo che si aprì fu in realtà segnato dal reggimento della città-stato da parte di una vera dinastia di capi, (il termine usato, per noi incoprensibile, era "classe dirigente"), che, pare in parte contemporanei e in parte in successione si tramandassero i caratteri trasversali, non senza conflitti, ma anche con larghe intese. Le carte non dicono quale fosse stata la forma istituzionale, ma è certo che la fase che si aprì fu plebiscitaria. Infatti mentre nel Nord est si disputava di secessione e di forme catalane non bene identificate, e il centro era occupato in formule politiche e istituzionali, al vero centro economico del mondo arrivò il messaggio chiaro senza equivoci dalla comunità dei disperati meridionali, che, secondo un vecchio adagio molto popolare ai tempi della lotta di classe, non avendo da perdere se non le catene, si candidarono ad essere interlocutori del governo della Comunità.
La ricerca era soddisfacente, in linea molto generale, ma mancavano alcuni dati, come quello della forma istituzionale e l'identità dei capi. Si trovò qualcosa, ma la datazione era incerta, c'era un intervallo di circa 400 anni, in cui tutto era buio. Il capo pare che si chiamasse Masaniello e a chi aveva sostenuto " ne abbiamo già avuto uno" il popolo aveva risposto con uno slogan potente che animò le piazze dell'epoca: "Non uno, ma cento, mille, diecimila Masaniello per il SUD".

non firmo, metto core battente
Napoli, addì 20 marzo 1998