IL NOSTRO CONCERTO
Napoli brucia. Persino i pulmann, quelli acquistati con i buoni comunali piazzati sulla piazza di New York. I lavori socialmente utili sono alla frutta e il padre di Pippotto ci potrebbe ripensare sulla devianza del figlio, o forse sommergersi ancor più nel nero senza il sostegno delle 800mila. I corsisti, quelli più turbolenti, hanno corso gli 800 e sul traguardo non trovano il posto ma la lunga lista dei disoccupati silenti.
Le braccia pastorali del cardinale, alla vista del comitato dei disoccupati "storici", si aprono accoglienti: ascoltare le loro ragioni, non far mancare la propria parola di conforto, ricordare con un severo monito i doveri della politica senza rinunciare alla "rampogna" nei confronti dei violenti. Ma finisce col prendere un abbaglio. Non s'accorge, infatti, che trattandosi di "storici" e non di "geografici", essi non possono nuocere. Così come non avverte che neppure un cardinale può cambiare il corso della storia.
Quella storia che non è certo sconosciuta al sindaco più eletto, Colui che porta i colleghi del Mezzogiorno all'incontro con il Presidente e ottiene il tavolo di concertazione. La città sbolle. Mentre sale la pressione tra le forze sociali cittadine.
Qualche dubbio sui ruoli? Rischi di confusione? Il sindaco sindacateggia?
Lo può fare, è insito nella parola stessa e lo fa al presente attivo e non al participio passato. Più difficile, invece, che sia il sindacato a fare la concertazione.
Potrebbe anche farlo. Ma dovrebbe chiamarsi violino, chitarra, trombone.....

non firmo, metto core battente
Napoli, addì 6 febbraio 1998