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TERREMOTI D'ITALIA
Aveva appena finito di dire, il sottosegretario alla protezione Civile, Franco
Barberi, dalla cattedrale di Assisi in bilico tra Cimabue, Giotto e Sgarbi: " dopo la scossa
ultima, la più forte, l'attività sismica continuerà ma con potenze inferiori;
raccomando, perciò, di stare calmi" che una scossa generale, di tipo "unitaria", di
magnitudo (scala Richter) 10.10 scuoteva tutta la penisola, sconvolgendo mari e monti,
città e paesi.
A ridosso delle Alpi si creava una faglia di proporzione immane, profonda, chiamata faglia di San Fausto per distinguerla da quella minore provocata a valle della Padania, nominata faglia di Sant'Umberto; di conseguenza, la penisola si staccava dalla piattaforma continentale, mentre si creava, tra Biserta e Tunisi, un grosso cuneo, in conseguenza di sciami sismici propagatosi dall'epicentro romano fino alla costa d'Africa, ai cui margini accorrevano, mossi dalla solidarietà, masse sterminate, attonite e commosse, di extra continentali pronti ad accogliere al primo approccio la Sicilia, seguita, a sua volta, dal resto dello stivale. Mentre tra le macerie di Palazzo Chigi, crollato su se stesso durante una seduta della maggioranza, venivano trovati abbracciati i corpi di Prodi e D'Alema, milioni di vecchi morivano colpiti da infarto, a causa della notizia diffusasi sempre dall'area del cratere, palazzo Chigi, di una prossima tornata elettorale politica in contemporanea alle amministrative di Bassolino, Rutelli e Cacciari; notizia che facendo invertire l'indice del saldo INPS e portando così gli scostamenti rispetto all'incremento del PIL da negativi a positivi, consentiva una generale riduzione degli orari di lavoro, sulla quale, infine, si ricompattava tutta la maggioranza di centro sinistra. non firmo, metto core battente
Napoli, addì 6 ottobre 1997 |
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