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Ogni società si pensa attraverso i suoi mezzi di comunicazione. Partimmo da qui. Più di 10 anni fa. Quando decidemmo di provare a trasformare un'idea in una associazione ed una rivista.
Austro&Aquilone, il nome di due venti, del Sud e del Nord, per contribuire alla discussione e alla ricerca attorno a temi come la comunicazione, la democrazia, lo sviluppo, le classi dirigenti. Visti da da Sud e da Nord. Alla luce delle possibilità offerte dai nuovi media, dall'Internet alla televisione digitale.
Le risorse sulle quali potemmo contare sin furono un vero direttore, una (tele)redazione forse un pò; naif, ma nel complesso efficiente, sparsa, per l'appunto, tra Napoli e Milano, collaboratori spesso prestigiosi e quasi sempre disponibili, un discreto numero di abbonamenti.
E poi una buona dose di incoscienza. Ed una, ancora maggiore, di entusiasmo. Le parole chiave di questa fase? Crederci. Provarci. Scommettere. Scommettere sulla voglia di capire cosa stava cambiando in quella fine del secolo breve, mentre abbiamo la storia alle calcagna e siamo impegnati a riarredare le stanze delle nostre vite sconvolte dall'irrompere di nuovi linguaggi e nuove tecnologie. Scommettere sul bisogno di riordinare i nostri modi di vedere e di interpretare il mondo in cui viviamo. Di ripensare ciò che per noi vale e ciò che noi siamo. Di condividere con altri il disagio, l'incertezza, che il cambiamento produce. E di limitarne per questa via gli ambiti, la portata. Scommettere sulla possibilità di costruire, con pazienza e lavoro, relazioni, rapporti, comunità di condivisione. Perchè il significato di qualcosa equivale a chiedersi come questa cosa sia connessa con le altre. Perchè un'autostrada va verso il futuro soltanto se è effettivamente percorribile da molti. E se ad un certo punto, da qualche parte, ha uscite verso l'inclusione e la partecipazione.