All’inizio vi fu un piccolo gruppo di uomini che decisero di armarsi e di difendersi contro le aggressioni delle orde di predoni che, negli anni prima e dopo il Mille, infestarono l’Italia. (...)
Alla morte di Carlo Magno, infatti, il grande impero dei Franchi si era disfatto e popolazioni sconosciute e selvagge si erano gettate sui territori imperiali saccheggiando, incendiando e distruggendo tutto quanto restava dell’ordine stabilito dal grande monarca. (...)
Il gruppo di coraggiosi che decise di difendersi ad ogni costo scelse, per costruire la propria dimora, un picco roccioso dalle pareti ripide che già di per sé era un ostacolo per gli aggressori.
Questo sito era chiamato, nei documenti farfensi, il Monte Aspra, Mons qui nominatur Aspra (Monte che è chiamato Aspra), ed il nome stesso ne indica le caratteristiche geologiche e strutturali.
Esso sorge sulle pendici boscose dei monti Sabini e domina tutta la bassa vallata del Tevere, fino alla confluenza con l’Aniene e a Roma.
In seguito a questi primi abitanti verranno ad aggiungersi nuovi volenterosi e, tutti insieme, formeranno una comunità di dissodatori tenaci, di combattenti ardimentosi, di uomini liberi, in mezzo ad un mondo ancora in balia dei sorprusi, delle rapine, sottomesso ai rigidi schemi del servaggio feudale.
Questa mistica comunità di famiglie si organizzerà sempre di più, coltiverà nuovi territori, si fortificherà sempre meglio e si darà ben presto delle leggi scritte, severe e strutturate. Un giorno avrà un piccolo esercito solido e disciplinato e lla cittadella sarà riconosciuta con il nome di Castellum Asprae.
Per più di mille anni Aspra ha lottato per vivere. A centinaia, a migliaia, i suoi figli hanno partecipato alle guerre ed ai grandi e piccoli fatti della storia d’Italia. Ha preso parte a tutte le grandi lotte del Medioevo, del Rinascimento, dell’indipendenza, fino alla Grande Guerra del 1915 1918 ed all’ultima guerra mondiale, durante la quale è stata in parte distrutta. (...)
La storia di una città è un patrimonio immenso di drammi, di commedie e di tanti altri avvenimenti che sono parte integrante del sangue e dell’anima dei suoi abitanti. (...)
La storia di una città è un susseguirsi di episodi che riguardano tutti coloro che la abitano. Che siano importanti o no, pubblici o privati, allegri o tristi, tutti questi avvenimenti rappresentano altrettante pagine della vita di una comunità.
Se nessuno ne redigesse la cronaca, prima o poi ne andrebbe persa la memoria e si sa che, senza memoria, un popolo perde la propria originalità, la propria identità, quella che si potrebbe chiamare la sua anima. (...)
Giorgio Perrini, Aspra e gli aspresi nella leggenda e nella storia,
Johannes Bonnotins Parisiensis, 1995



Su di una collina aguzza, Aspra ci appare come uno sciame agglutinato di case grigie e di tetti ocra, stretti da una cintura di mura e di torri lacerate, guastate dagli assalti dei guerrieri e dai terremoti, rovinate pure dall’opera degli abitanti che le hanno foracchiate di porte e di finestre o "abbellite" con tettoie e balconi.
Attraverso questi acconciamenti pittoreschi, bisogna immaginare la città antica, severa e sempre pronta alla difesa: straordinaria visione è questa agglomerazione che si erge furiosa in mezzo a boschi, a colline coltivate ad oliveti e vigne, le stesse vigne di cui Numa, il re sabino, aveva insegnato l’arte e la cultura ai pastori selvaggi di allora.
Davanti alle porte del paese bisogna fermare la vettura e attaccare i cavalli, poiché non ci sono strade, ma solo viuzze a gradini: le piazzette, gli archi, i cammini di ronda, quasi tutto è rimasto come mille anni fa.
Giovanni Fattori, Alla ricerca dell’Italia, in Catalogo Critico, Ed. Barbera, Firenze 1899



Abitato di aspetto medievale ancora cinto di mura e torri, CASPERIA sorge in posizione straordinariamente pittoresca in cima ad un ripido colle. Il luogo fu abitato in età romana ma non è provato che qui sorgesse l'antica città sabina di Casperia, ricordata da Virgilio come alleata di Turno contro Latino ed Enea.
Nel Medioevo divenne possesso di Farfa, e nel secolo XIII si eresse a libero Comune. Feudo, nel secolo seguente, del perugino Nicola della famiglia Ranieri, passò poi al comune romano e alla Chiesa, per andare quindi alternativamente ai Savelli e agli Orsini; nel 1592 entrò definitivamente a far parte della Chiesa.
In numerosi punti del suo territorio sono stati trovati resti romani: ruderi si vedono ancora in località Paranzano, presso il fontanile, lungo la strada per Cantalupo.
Si segue la circonvallazione che contorna le mura sino a una grande piazza dominata dalla facciata barocca della Chiesa dell'Annunziata, eretta nel 1609 da Girolamo Saraceni; nell'interno, a croce greca con piccola cupola, all'altare maggiore, è esposta una bellissima tela, l'Annunciazione del Sassoferrato; nei due bracci del transetto altari lignei intagliati barocchi.
Per una porta si sale, con gradinate, in cima al paese, ove sorge la parrocchiale di S. Giovanni Battista, d'origine medievale, ampliata e rimaneggiata nel '500, ma che ancora conserva ancora la primitiva torre campanaria duecentesca (rifatta in alto) con due ordini di doppie bifore e una loggetta terminale. Nell'interno statua lignea di S. Sebastiano, di scuola abruzzese del '500, e Battesimo di Gesù, tavola di Iacopo Siculo (Giacomo Santoro), firmata e datata 1524.
Guida D'Italia, Lazio, Touring Club Italiano


VENERE DI ASPRA
Ginevra
Museo Archeologico